Ossa più forti con l’Equiseto

Ossa più forti con l’Equiseto

equiseto

L’equiseto è ricca di silicio, il minerale che rinforza le ossa e combatte i dolori articolari

L’equiseto (equisetum arvense) è una pianta molto diffusa in tutto il mondo. E’ chiamata anche “coda cavallina” per la somiglianza delle sue foglie con la coda dei cavalli.

E’ particolarmente indicata per rinforzare le ossa e prevenire l’insorgere di patologie dovulte alla decalcificazione, come l’osteoporosi. E’ infatti conosciuta ed apprezzata per le sue proprietà rimineralizzanti, ricca di calcio, magnesio e silicio organico, quest’ultimo indispensabile per rafforzare il tessuto osseo.

Proprietà dell’Equiseto

Ricchissimo di minerali come potassio, calcio, magnesio, zinco, fosforo e oligoelementi, si distingue in termini di quantità il silicio (sotto forma di silice), elemento indispensabile per la sintesi delle fibre di collagene presenti nella cartilagine. E’ dimostrato che una bassa concentrazione di silicio causa la demineralizzazione dell’osso e contribuisce all’osteoporosi. L’integrazione con l’equiseto rappresenta quindi un valido aiuto per la salute delle nostre ossa.

Consigliato anche per unghie, pelle e capelli, nonché come diuretico

Oltre all’accrescimento osseo favorisce la crescita di unghie e capelli. Per uso esterno (decotti o impacchi) aiuta a risolvere eczemi e disturbi alla pelle in genere.

E’ inoltre un ottimo diuretico: infatti è ideale per il drenaggio dei reni e delle vie urinarie anche in caso di infiammazioni e calcoli renali.

Dove acquistarlo?

Puoi acquistare la tintura madre, o l’erba essiccata (per preparare infusi) in erboristeria. Altrimenti su internet, sul sito dell’Aziend Agricola italiana di Mauro Vallesi (www.erbedimauro.it), che vende la pianta essiccata direttamente dal campo a casa tua, senza passaggi intermediari.

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Ricette con la menta selvatica

Ricette con la menta selvatica

menta selvatica

La menta ha accompagnato gran partedella storia dell’uomo, in quasi tutti i continenti. Già duemila anni fa si estraeva il mentolo in Giappone, mentre Plinio e Galeno ne avevano parlato per le proprietà medicamentose.

Nel Capitulare de villis, Carlo Magno elenca la menta tra le erbe medicinali da coltivare nell’orto. Non abbiamo però bisogno di coltivarla, salvo per finalità culinarie: la sua magia di profumo e sapore è già nella menta selvatica (Mentha longifolia) che cresce in abbondanza in tutta Italia.

Personalmente la raccolgo attorno ai boschi, mentre coltivo solo alcune varietà come la Piperita e la Citrata ma in vaso, per evitare che i suoi rizomi esuberanti invadano tutto l’orto.

Conservazione

Conservo la menta per l’inverno come foglie secche, semplicemente seccandola appesa a testa in giù e protetta da sacchetti di carta. In un paio di giorni è già pronta. Si può utilizzare così sia per fini erboristici che in cucina.

Oppure la conservo come salsa alla menta, ottima per accompagnare bruschette, stufati, insalate e comporre salse profumate allo yogurt. Oppure come sciroppo di menta, ottimo con dolci al cioccolato e sul gelato.

Salsa alla menta

– 200 g di foglie di menta fresche
– 350 ml di aceto di mele
– 100 g di zucchero integrale di canna
– sale integrale

Tritare la menta e frullarla con 50 g di aceto di mele. A parte, portare a bollore 300 ml di aceto di mele, spegnere e aggiungere lo zucchero, mescolando bene. Attendere 5 minuti e aggiungere il composto di menta e un pizzico di sale.
Riportare il tutto a bollore e invasare ancora calda, sterilizzando poi i vasi per 15 minuti.

Sciroppo di menta

Lasciare macerare per 24 ore 50 g di foglie di menta in 50 ml di alcol a 95°. Trascorso questo tempo, diluire il macerato
con 100 ml di acqua naturale e lasciar riposare 6 ore. Aggiungere 750 ml di acqua naturale e 150 g di zucchero. Mescolare fino al completo scioglimento dello zucchero, poi filtrare e conservare in bottiglia fino a 6 mesi.

La menta selvatica in erboristeria

Le foglie di menta, sia fresche che essiccate, sono un’ottima tisana digestiva ma ne va fatto un uso limitato per evitare un eccessivo stimolo delle mucose gastriche. L’ideale è aggiungere qualche foglia di menta a un tè verde. Le foglie di menta si possono utilizzare anche per sciacqui orali lenitivi, soprattutto per casi sporadici di alitosi o gengive infiammate. Non è un caso, infatti, che sia la componente aromatica di molti dentifrici.

Decotto di menta per irritazioni del cavo orale (colluttorio)

– 6 g di foglie di menta
– 100 ml di acqua naturale
– 2 gocce di tea tree oil

Far sobbollire per 3 minuti le foglie di menta in acqua. Raffreddare, filtrare, aggiungere il tea tree oil e utilizzare come sciacqui o applicando compresse imbevute sulle parti interessate. Si mantiene fino a 5 giorni in frigorifero.

L’Aloe Arborescens di Padre Zago

L’Aloe Arborescens di Padre Zago

aloe di padre zago

L’Aloe arborescens, utilizzata come pianta ornamentale nei giardini, è soprattutto un’eccezionale pianta medicinale. Le sue foglie, sono utilizzate per la preparazione di integratori alimentari, hanno proprietà drenanti e depurative, favorendo l’eliminazione delle tossine e creando una membrana che protegge le pareti intestinali, impedendo l’assorbimento di sostanze nocive; sono alleate del sistema digestivo, favorendo le fisiologiche funzionalità intestinali, stimolando la flora batterica e l’eliminazione delle componenti non necessarie e migliorando l’assorbimento delle sostanze nutritive.

Esse contrastano gli effetti collaterali dei farmaci sull’apparato digerente (es. acidità di stomaco, stitichezza, crampi), hanno proprietà virali e antinfiammatorie, stimolando il sistema immunitario, sono lenitive, alleviando i fastidi derivanti dalle punture di zanzare e altri insetti, meduse, perfino di ortica, scottature solari.L’Aloe arborescens ripara i tessuti e le membrane, è utile nei casi di eczemi, ferite e vesciche, ha un’azione dermoprotettiva, curando la pelle, è idratante ed emolliente. Ma a cosa sono dovute tutte queste virtù benefiche? Alle sue componenti! Le foglie, infatti, contengono antrachinoni, composti fenolici che generano un’azione lassativa, antimicrobica e favoriscono l’assorbimento delle sostanze nel tratto intestinale. In particolare, l’aloina, contenuta sotto la scorza delle foglie, inibisce la crescita delle cellule tumorali, oltre ad esplicare un’azione antinfiammatoria in caso di artrite.

Gli zuccheri , invece, hanno un’azione antinvecchiamento, intervengono sulle cellule responsabili della produzione di collagene il quale rende la pelle soda ed elastica; rigenerano le cellule per tutti i tipi di ferite, oltre ad intervenire sulle infezioni grazie alle proprietà antibiotiche e antibatteriche naturali. Inoltre, esplicano un’azione antinfiammatoria, riducendo il gonfiore e dolore specie nei casi di punture d’insetto, scottature solari, piccole ustioni e acne.

padre romano zago

Padre Zago

L’Aloe arborescens contiene 20 amminoacidi essenziali per l’uomo, noti per le loro proprietà antinfiammatorie ed analgesiche, ed un notevole contenuto di vitamine A, C ed E, dal potere antiossidante, che contrastano i radicali liberi e le alterazioni del processi metabolici che provocano danni al DNA.

La vitamina B12, poi, è indispensabile in caso di alimentazione vegana e vegetariana, fungendo da antianemico e mantenendo l’integrità del sistema nervoso; mentre la colina è una vitamina essenziale per il fegato, dove evita l’accumulo dei grassi. Importante è il contenuto di acido folico, che interviene nella formazione dei globuli rossi e nei processi di sintesi del DNA; così come i quantitativi di calcio, essenziale per le ossa; magnesio, fondamentale per i tutti i processi biochimici; sodio, utile al mantenimento delle funzioni del sistema nervoso e funzioni cardiache; potassio, indispensabile per il normale accrescimento, per la funzionalità muscolare e per il mantenimento di un giusto ph nei liquidi corporei.

Inoltre, il cromo regola i livelli di zucchero presente nel sangue, favorendo la produzione di insulina; il ferro è energetico e antianemico, il manganese è utile allo sviluppo osseo e al normale funzionamento del cervello, lo zinco è coinvolto in oltre 200 attività enzimatiche, fungendo da antiossidante ed essendo indispensabile nel mantenimento della funzionalità delle membrane cellulari. Il gusto dell’Aloe arborescens è molto amaro ma migliora, addolcendola col miele.

Molto noto è il preparato di Padre Zago, nato in Brasile, nell’attuale comune di Progresso, l’11 aprile 1932, sacerdote dei Frati minori, professore presso il seminario di Taquari, che nel 1991 venne incaricato di prestare il proprio servizio in Israele, dove elaborò il suo preparato a base di 120 grammi di foglie intere di Aloe arborescens, 165 grammi di miele di api, 1 cucchiaio di brandy o grappa.

Le foglie vanno tritate al buio ed il composto va aggiunto al miele e al brandy (o grappa). Il barattolo va conservato in frigo, tenendolo coperto con una stagnola per non far entrare la luce che annienta le proprietà della pianta. Padre Zago consiglia di assumere 1-2 cucchiai di succo di Aloe al mattino a digiuno fino a finire il prodotto, smettendo per 10 giorni per poi ricominciare.

Il miele di api, possibilmente naturale o non troppo trattato, ha proprietà veicolare, conducendo le sostanze curative contenute nel succo di aloe fino ai recettori più remoti dell’organismo, consentendo al preparato di esercitare la sua azione benefica; mentre la grappa ha azione vasodilatatrice, allargando i vasi sanguigni e favorendo la depurazione generale dell’organismo. Il sangue viene purificato, eliminando le sostanze infiammanti.

Senza alimentare false speranze in chi è malato, resta il fatto che questa ricetta continua a suscitare interesse e clamore. Padre Zago consiglia di raccogliere le foglie al tramonto o all’alba, lontane dall’innaffiamento naturale o piovano di almeno 5 giorni; vanno pulite con un panno umido ma non lavate, tagliando le spine laterali, il colletto, le punte e le parti secche o rovinate con un coltello. Il resto viene tagliato a pezzi e frullato sino ad ottenere una crema morbida e omogenea. Il vasetto va tenuto in frigo ad una temperatura non inferiore a 5° e si conserva sino a 30 giorni.

Perché scegliere l’Aloe Arborescens?

Tra le 250 varietà di Aloe oggi conosciute, la scienza ha recentemente mostrato particolare interesse per Aloe arborescens.

Scienziati come il Dr. Aldo Facetti, (tecnico phytology ed erborista al Palatinin Salzano Venezia Istituto in Italia), ha scoperto che Aloe Arborescens è 200% più ricco di sostanze medicinali e contiene oltre il 70% di proprietà anti-cancro rispetto al Aloe Vera, che contiene il 40% di queste proprietà. ***

Aloe Arborescens vs Aloe Vera: i nutrienti

  • Si ritiene meglio in valore medicinale rispetto alle altre varietà della pianta, tra cui Aloe
  • Vera.Rispetto al Aloe Vera, Aloe Arborescens ha una maggiore concentrazione di principi attivi, almeno tre volte superiore **.
  • Aloe Arborescens è più resistente alle condizioni climatiche avverse.
  • Aloe arborescens contiene un centinaio di principi attivi che sono noti per avere vari effetti sulla salute positivi sul corpo.

Tra le sostanze note, oltre a 8 aminoacidi essenziali, vitamine, acido acetil-salicilico, colina e varie forme di lipidi, Aloe contiene anche alcuni sali minerali rari: zinco, manganese, ferro, germanio, cromo, Mag-nesium, Boro , e selenio, con importanti implicazioni per le diverse patologie umane, tra queste, molte delle degenerative pato-logie, le malattie del metabolismo e carenza. *

L’aloe arborescens tende a normalizzare i parametri biochimici e funzionali del [corpo] in una finestra di tempo che varia da 2 a 6 mesi. Ecco alcuni degli effetti documentati: *

  • Aiuta la regolarizzazione della pressione parziale dell’anidride carbonica nel sangue.
  • Assiste la regolarizzazione dei valori di glucosio nel sangue, in particolare in pazienti diabetici.
  • Supporta la riduzione dei trigliceridi.
  • Aiuta la regolarizzazione di tutto il colesterolo con un incremento del rapporto HDL / LDL.
  • AIDS la normalizzazione della bilirubina.
  • Assiste la normalizzazione di acido urico.
  • Aiuta la regolarizzazione di Na / K, Ca / Mg.
  • Promuove un aumento di emoglobina.
  • Migliora la protezione dei sistemi di epatiche, pancreatiche e renali gastrointestinali.
  • Stimola l’attivazione delle difese immunitarie contro le infezioni acute.
  • Migliora linfociti riequilibrio in malattie infettive croniche.

* Nacci Giuseppe, M.D. “Capitolo 9.” Mille piante contro il cancro senza chemioterapia. N.p .: n.p. 2008. 194-96. Stampa.
*** Peuser, Michael, “i capillari Determinare la nostra destinazione, Aloe, Empress of Medicinal Plants” P.66, St. Hubertus. Sao Paulo / S.P. 2003

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Proprietà terapeutiche della Salvia

Proprietà terapeutiche della Salvia

proprietà della salvia

La salvia comune (salvia officinalis) é una pianta aromatica perenne molto comune in europa e nel bacino del mediterraneo allo stato naturale. Era già nota fin dai tempi dell’ antica grecia e della roma imperiale per le sue proprietà medicinali e culinarie.

E’ una pianta che cresce nei terreni assolati, sia in pianura che in montagna. Ha un fusto eretto che può arrivare a circa 30-35 cm di altezza. Attualmente, oltre alla salvia officinalis, sono note almeno circa 750 varietà di salvia, più o meno comuni. Alcune varietà sono frequentemente coltivate per uso medico ed altre solo per uso ornamentale perchè più povere di principi attivi.

E’ molto usata in cucina per il suo aroma caratteristico e gradevole, dovuto ai suoi oli essenziali, ricchi di terpenoli, ma soltanto come condimento aromatico e non come insalata da mangiare in grandi quantità.
Questo perché contiene un composto chetonico complesso, il tujone, che può essere tossico ad alte dosi.
A parte questo limite, alla salvia sono riconosciute varie proprietà medicinali dovute all’ olio essenziale, alla resina ed all’ acido tannico che contiene per le loro proprietà antiossidanti, antinfiammatorie ed attive anche sul sistema nervoso centrale.

Antisettico orale.

E’ nota come disinfettante per l’ igiene orale e per migliorare l’alito, quindi spesso usata nella produzione di dentifrici e collutori. A questo scopo, é utile anche masticare un po’ di foglie di salvia.
In casa, potete fare dei gargarismi con un decotto, bollendo 5 g di cime dei suoi fiori in 100 cc d’ acqua.

Stimolante ed anti-stress

la salvia stimola la circolazione sanguigna ed ha effetti ricostituenti e tonificanti anche sul sistema nervoso contro lo stress. E’ controindicata se si soffre di ipertensione, proprio per il suo effetto sulla circolazione sanguigna.

Migliora la memoria

L’ effetto stimolante sembra efficace sulla memoria, secondo uno studio pubblicato da alcuni ricercatori delle universities of newcastle and northumbria e pubblicata sul “journal of pharmacology, biochemistry and behaviour”.
La salvia, infatti, bloccherebbe l’ acetilcolinestarasi, un enzima che rompe e blocca l’ acetilcolina, la sostanza che permette il passaggio degli impulsi nervosi tra i neuroni.
Gli studiosi hanno fatto un test su 44 volontari per valutare le loro prestazioni in test di memoria dividendoli in 2 gruppi: al primo, veniva data una pillola con un’ estratto di salvia ed al secondo un placebo (una pillola senza l’ estratto). In media, le prestazioni del gruppo che ha assunto la salvia sono state migliori.

Per provare questi effetti stimolanti, potete preparare il “vino alla salvia”, aggiungendo 80 grammi di foglie di salvia in 1 litro di vino bianco o rosso, e lasciando macerare per una settimana.
Poi filtrate e lasciate decantare ancora per qualche giorno. A questo punto, potete berne 2-3 cucchiai da minestra dopo i pasti.

Contro i disturbi genitali

E’ utile per lenire i disturbi tipici della menopausa e tende anche a regolarizzare il flusso mestruale.

Contro tosse e laringite

Gli effetti disinfettanti e antinfiammatori della salvia possono lenire questi disturbi. A questo scopo, viene consigliato un decotto, da preparare bollendo per 20 minuti 100 g di foglie di salvia con 100 g di zucchero di canna in 500 cc di vino bianco, fino ad ottenere una consistenza sciropposa. Quindi, si filtra il tutto e si beve un cucchiaino ogni 2-3 ore per qualche giorno.

Achillea Millefoglie

Achillea Millefoglie

L’Achillea Millefoglie (Achillea millefolium L.) è una pianta sempreverde di tipo erbaceo, perenne ed intensamente aromatica.

Viene chiamata anche con una svariata quantità di altri nomi suggestivi.
Eccone alcuni: Erba dei Somari, Erba del Soldato, Erba del Marchese, Erba Pennina, Sanguinella, Stagnadora, Stagna Sangue, Erba dei Tagli, Erba de Feridas, Cent Pied.

Ha un fusto rigido e ramificato, foglie leggermente pelose, frastagliate (da qui il nome: Millefoglie) e lanceolate e fiori profumati bianchi o con sfumature rosa. Ha un’altezza compresa tra i 50 cm. ed il metro e mezzo. La sua radice è strisciante e tortuosa.

Originaria dell’Europa, dell’Asia settentrionale e dell’America settentrionale, l’Achillea Millefoglie è diffusa nell’ Italia settentrionale e sugli Appennini. Fiorisce sia in pianura che in montagna. Si trova solitamente in prati, pascoli e campi incolti, lungo i bordi dei sentieri e delle rocce fino ad oltre 2.200 mt. di altitudine. Non soffre il clima secco o freddo, ma si tiene lontana da habitat troppo umidi. In alcuni casi è infestante. Presenta un centinaio di varietà.
Alcuni nomi popolari con cui viene chiamata: “Erba dei Tagli”, “Erba de Feridas” o “Stagna Sangue”, confermano chiaramente le sue proprietà cicatrizzanti e le proprietà curative sugli arrossamenti e le infezioni cutanee.

Proprietà e Utilizzi

L’Achillea Millefoglie ha una serie di proprietà quasi infinita e profondi effetti, sia nei trattamenti interni che esterni.

Viene utilizzata sia dalla medicina alternativa che da quella tradizionale per curare ferite, emorragie, febbre, epilessia ed ipertensione.

Ha proprietà aromatiche, emostatiche, batteriostatiche, espettoranti, antiseborroiche, antisettiche, diuretiche, antinfiammatorie (grazie alla presenza di azulene, acido salicilico, mentolo e tannini), sedative e antispasmodiche (aiuta, in particolare, a diminuire il dolore ed il ritorno del flusso mestruale e si utilizza anche per maschere calmanti e bagni rilassanti).

Come già ricordato, l’Achillea favorisce la cicatrizzazione e la disinfezione delle ferite (anche quelle ulcerose). Riattiva inoltre la circolazione e svolge un’azione astringente, antinfiammatoria e antisettica sulle mucose, sia interne che esterne.

Utilizzata come amaro-tonico, grazie all’ azulene, è in grado di rilassare la muscolatura liscia dell’ apparato digerente, di stimolare l’appetito e di migliorare la digestione.

Si dimostra utilissima nella cura delle emorroidi, in particolare di quelle sanguinanti, grazie alla presenza dell’achilleina e dell’achilletina.

Viene usata nelle terapie dei disturbi gastrici e di quelli cardiocircolatori, delle prostatiti e della nausea.
Rallenta le diarree, viene utilizzata anche in caso di infiammazione dei reni e di colite, di dolori muscolari e torcicollo, come depurativo e come dimagrante. Attenua persino i fastidi della menopausa.
Viene utilizzata esternamente per impacchi contro le screpolature, per le varici e nel settore cosmetico, per pomate e creme solari.

Ha infine proprietà vasodilatatorie, è quindi perfetta per mani e piedi freddi.

Vengono utilizzati soprattutto i fiori e le foglie. L’impiego farmaceutico e fitoterapico dell’Achillea avviene sotto forma di decotto, di infuso, di succo di pianta fresca, di tintura madre e di olio essenziale (quest’ultimo è molto efficace per calmare i dolori reumatici e le nevralgie).

Il momento migliore per la raccolta dell’Achillea è l’estate, quando cominciano ad essiccare sia le foglie che i fiori. Questi ultimi devono essere raccolti di preferenza quando il sole è rovente e le loro qualità aromatiche e terapeutiche sono massime.

Storia e curiosità

Il nome “Achillea” è da collegare all’eroe greco Achille. Secondo quanto tramandatoci da Plinio, Achille curò le ferite di Telefo, re della Misia, e dei suoi compagni di guerra, nell’assedio di Troia e in altre battaglie. Sembra che ad informare Achille delle capacità cicatrizzanti ed emostatiche della pianta fu il suo maestro Chirone. Il nome definitivo della pianta fu comunque scelto da Linneo. Anche il medico greco Discoride la raccomandava per la cura delle ferite.

Nella medicina tradizione cinese, l’Achillea veniva impiegata per curare le irritazioni e i gonfiori provocati dai morsi dei cani e dei serpenti.

In India, è considerata efficacissima per la cura della febbre dalla medicina tradizionale Ayurvedica.

Nella tradizione medica degli indiani d’America sono assai note le sue qualità antispastiche.

I Celti la usavano nelle cerimonie magiche, in Irlanda veniva utilizzata per scacciare il malocchio e le malattie, i Cinesi la impiegavano per predire il futuro.
L’Achillea Millefoglie era ricercatissima in passato anche da spadaccini e sciabolatori per le sue proprietà cicatrizzanti.

In cucina

Il gusto dei fiori dell’Achillea è amarognolo, ma gradevole. Viene impiegata come aromatico e come aperitivo. Le foglie e i fiori essiccati vengono impiegati nella preparazione di alcuni liquori (soprattutto le varietà nane delle Alpi). Il celeberrimo genepy bianco, utilizzato nella preparazione di liquori ed amari, è in realtà una varietà di Achillea: l’Achillea moscata.
In Svezia veniva impiegata per fare la birra.

Le foglie più tenere, particolarmente aromatiche, possono essere aggiunte ad insalate e minestre. L’Achillea è eccellente anche per insaporire alcune salse.